il Soffio n° 31

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NUOVI LUCCICANTI SPECCHIETTI INDIANI
In un tempo molto molto lontano dal nostro, uno dei grandi avatar venuti sulla terra per illuminare l’uomo e condurlo nell’arduo cammino per conoscere Dio, fu indubbiamente il grande Faraone Akhenaton. Il suo nome significa “servizievole con Aton”, e fu infatti maestro spirituale e mistico.
Quando quel “grande essere” si accorse che il tempio frequentato dal suo popolo era diventato tutto fuorché luogo di preghiera, di crescita spirituale, di pratiche, di meditazione e ricerca interiore, tentò di mettere in pratica le sue concezioni modificando le tradizioni religiose. Ciò che più lo addolorava era il fatto che i sacerdoti del tempio venissero pagati dal popolo per pregare, sostituendosi al popolo stesso. E naturalmente la classe sacerdotale stava a tal gioco.
Ci sono due, tre piccole cose da cogliere con attenzione per capire e riconoscerlo. Se ne sta quasi sempre per i fatti suoi anche se vive in mezzo alla gente. Se sei un bravo osservatore poi, ti accorgi che un vero Guru è presente al momento, ma il suo Sé è in un’altra dimensione. Solitamente è autosufficiente, non dipende per nulla dai discepoli né richiede loro alcun giuramento e, se così non fosse, non potrebbe agire ed essere ciò che è, perché qualsiasi interesse lo bloccherebbe nell’insegnamento.
I luoghi dove vive e pratica sono carichi di energia. Chiunque la sente ne beneficia e non paga nulla. Spende solo del tempo per sostarvi. Sono luoghi particolari come lo sono l’ashram di Swamij Tiruchi a Bangalore; lo Skandashram o grotta dove è sepolto Ramana Maharishi ad Arunachala; l’ashram e il tempio di Kali di Ana Malaj sempre ad Arunachala.
Ma ciascuno di noi deve essere un “risvegliato” per vedere-sentire-percepire.
Molti mi chiedono di aprire l’Oasi a tempo pieno.
Miei amati, l’Oasi è una nave a volte a vele aperte, a volte a vele chiuse, dipende dal vento, dall’amore e dai bisogni del mondo. Sicuramente ci sarà bisogno delle vostre preghiere e ci muoveremo in merito, ma ricordiamoci che l’Oasi vera siamo noi stessi, la nostra famiglia, il posto in cui viviamo e dove agiamo. L’Oasi non può essere un rifugio di bigotti fanatici. È un luogo sacro di preghiera dove si pratica la ricerca di noi stessi mano nella mano. Ma come una storia d’amore dura nel tempo fintanto che non diviene una storia di routine, così l’Oasi, se rimanesse aperta, diventerebbe luogo di mercato spirituale.
La storia si ripeterebbe come ai tempi di Akhenaton, quando si accorse che il popolo pagava per ottenere l’illuminazione. Che ne pensate? Tutto questo, se volete, lo trovate in India, non di certo da Marioji.
Molti mi chiedono l’illuminazione, di camminare in fretta.
In questi anni vi sembra di non averne fatta di strada? Quelli che sono venuti in India, se sono sinceri con se stessi, hanno ben visto e sperimentato dove sono i fratelli Indiani con i loro rituali, e luccicanti specchietti. Non hanno nemmeno la consapevolezza di cosa sia la meditazione. I guru non la insegnano per paura di liberarli o altro. Così il popolo di Dio, del terzo millennio, si trova a dover fare i conti con un’ondata di materialismo e di New Age spirituale che lo sta travolgendo portandolo alla deriva.
E mi tornano in mente le parole di Swamij Tiruchi quando mi disse: “Verranno da voi ad imparare la spiritualità vera, perché Tu sei e sarai Colui che insegna come un ‘bambino’ e tutti ti capiranno”.
Di difetti ne ho molti, ogni giorno mi accorgo di averne uno di nuovo, ma posso lasciarvi fin d’ora senza rimpianti, rancori, sensi di colpa per non avervi insegnato la pura Verità. Anche se non ho messo miele e la pillola divina a volte è amara, la sola Verità è “Conosci te stesso, te stessa”. Solo così sei illuminato.

Marioji

P.S. Se vuoi anticipare i tempi, vieni, le mani te le posso imporre io, e non voglio denaro. Tra Guru e discepolo c’è solo l’amore. Tra pseudo-guru e imbecilli c’è solo l’illusione e i famosi denari non sono 30, ma… un po’ di più!1 Termine sanscrito per indicare l’ignorante o “bauco” nel dialetto veneto.